Ciao, ti diamo il benvenuto su Think 1816! Nel corso della carriera lavorativa di ciascuno di noi, è quasi impossibile vivere solo momenti di successo. Perché è importante imparare ad affrontare anche i fallimenti? E come questi possono essere presi come strumenti di crescita personale? Parliamone insieme nelle prossime righe!

 

L’accettazione dell’errore e l’incentivo a “provarci” 

In alcune realtà di qualsiasi tipo, capita che i dipendenti, nella propria indiscutibile voglia di far crescere l’azienda, siano ancorati e non si sentano liberi al 100% di esprimere idee e possibili innovazioni. Questo perché spesso il lavoratore si sente perennemente “sotto esame”. Questo sentirsi messo costantemente alla prova può sì essere incentivo per performare sempre al massimo delle proprie possibilità. 

Ma, in casi peggiori, il sentirsi sotto riflettore diventa disincentivo a sbagliare per il dipendente, che può portare quest’ultimo ad  accontentarsi di svolgere il cosiddetto “compitino”. Bisogna cercare di accantonare e superare questo tipo di sensazioni, che rischiano di diventare causa di un rallentamento dell’attività aziendale. Col rischio che la realtà complessiva perda la voglia di mettersi in discussione, una caratteristica che dovrebbe contraddistinguere un ente alla ricerca del costante miglioramento.

 

Cos’è bene tener conto per un’efficace gestione delle Risorse Umane?

Risulta evidente, per quanto detto nel paragrafo precedente, che una buona Gestione delle Risorse Umane vada di pari passo con la capacità del personale di proporre soluzioni innovative. Come può comportarsi un CEO, HR o qualunque figura che abbia a che fare con la gestione dei propri dipendenti per ottenere la miglior risposta possibile dai lavoratori sotto l’aspetto del “possibile fallimento”?

Come detto, l’ambito della fiducia è indubbiamente un fattore determinante in questo. Dare ai lavoratori il “permesso” di poter sbagliare è fondamentale per far sì che questi ultimi propongano idee innovative. Trasformare la concezione dell’errore da qualcosa da evitare a un aspetto che può aiutare a crescere aiuta chi ha proposte a sciogliersi e a far dire la propria. Chi sbaglia, riconoscendo la motivazione del proprio errore, la volta dopo sarà più bravo. E, al contempo, far capire alla Risorsa Umana che quell’errore non compromette nulla in ambito di positivo andamento aziendale, incentiverà ulteriormente il dipendente a proporre e tentare soluzioni di rinnovamento.

 

Alcuni esempi virtuosi di Gestione delle Risorse Umane

Una gestione sempre più flessibile all’errore è ormai adottata anche da CEO di alcuni dei principali colossi del globo. Da Jeff Bezos, per esempio, CEO di Amazon. Che ha dichiarato che “se si vuole fare scommesse audaci, saranno esperimenti. E se sono esperimenti, non sai in anticipo se funzioneranno”. Un messaggio chiaro, che ridimensiona la paura nell’errore, da parte di uno dei CEO commercialmente più influenti del mondo. 

O ancora “se non stiamo commettendo errori, non stiamo provando abbastanza”. Parola di James Quincey, CEO di un marchio che forse qualcuno conoscerà. Coca-Cola. Il messaggio è chiaro: anche nelle grandi aziende, meglio sbagliare che non provarci. Sperimentare per non “invecchiare” e cercare il rinnovamento perpetuo al costo di sbagliare, deve essere il mantra del presente e del futuro.

 

Per ulteriori consigli

Vuoi trasmettere ai tuoi dipendenti la spensieratezza di provare, rimuovendo in loro la paura dell’errore? Il team di Think 1816 saprà darti consigli utili per farlo!

Tagged with: , , , , , , , ,