Ciao, ti diamo il benvenuto sul blog di Think 1816! Oggi tratteremo dell’evoluzione del ruolo dell’HR nella globalità aziendale moderna, in base a nuovi problemi e necessità sempre più richieste dalle Human Resources.

Il mondo delle Risorse Umane, prendendo come riferimento l’Italia (ma si potrebbe ampliare considerevolmente il raggio d’azione), sta attraversando una fase di profonda trasformazione. 

Le imprese, spinte da cambiamenti strutturali del mercato del lavoro, dall’evoluzione tecnologica e dall’innalzamento delle aspettative dei lavoratori, sono chiamate a ridefinire il ruolo dell’HR: non più funzione meramente operativa, ma vero e proprio partner strategico per la crescita sostenibile.

Quali aspetti vanno tenuti in considerazione per far sì che i dipendenti rendano al meglio? Andiamo a trattare alcuni punti insieme!

 

Benessere dei dipendenti: una priorità strategica

Il benessere dei lavoratori si è affermato come uno dei principali indicatori della salute aziendale. 

Un’indagine condotta da Wellhub nel 2024 ha rivelato che l’88% dei dipendenti considera il supporto al benessere importante quanto la retribuzione. Nonostante ciò, molti lavoratori ritengono che le aziende non stiano facendo abbastanza in questa direzione. Un altro quantomeno allarmante, che non può (e non deve) essere snobbato dagli addetti ai lavori.

I dati dell’Osservatorio HR Innovation Practice del Politecnico di Milano non sono certamente più tranquillizzanti: è emerso che solo il 5% degli italiani si dichiara pienamente felice sul posto di lavoro, tenendo in considerazione l’equilibrio tra dimensione fisica, psicologica e relazionale. Inoltre, il 42% degli occupati ha cambiato lavoro, o intende farlo a breve. Rilevazione che sì, potrebbe essere interpretata come un normale sfociamento in un mondo molto più frenetico, in cui la dimensione lavorativa media non coincide più, spesso, con il solito “nido” stabile e consueto per 40 anni. 

Sebbene il mutamento più frequente sia in parte imputabile a quest’evoluzione del mondo lavorativo, emerge sempre più frequentemente una ricerca di condizioni più salutari e appaganti rispetto a quella che si ha. Sintomo, quantomeno, che qualcosa che non funziona c’è.

Il rischio di burnout in aumento è, purtroppo, uno dei principali di quanto detto: uno studio del Censis ha registrato che circa un terzo dei lavoratori italiani ha sperimentato sintomi di esaurimento, con un’incidenza crescente tra i più giovani. 

Altro termometro che sottolinea l’urgenza, da parte delle aziende, di creare ambienti di lavoro incentrati sul benessere complessivo della persona.

 

Un altro problema concreto: il turnover

Il turnover si conferma come una delle problematiche più costose per le organizzazioni. L’indagine sul lavoro 2024 di Confindustria mostra un tasso medio di turnover del 34%, che sale fino al 47,1% nel settore dei servizi. In particolare, le dimissioni volontarie rappresentano oltre il 65% delle cessazioni.

A questi dati si sommano i costi indiretti del turnover: selezione di nuovi profili, formazione, tempo perso e calo di produttività. Secondo BitMAT, ogni uscita può costare all’azienda fino al 50% dello stipendio annuo del dipendente, un peso economico che rende evidente quanto sia strategico investire nella fidelizzazione.

 

Mismatch di competenze fra aspettative aziendali e realtà 

Uno dei principali freni alla competitività delle imprese italiane è rappresentato dalla difficoltà nel reperire personale qualificato. Confindustria segnala che circa il 70% delle aziende incontra difficoltà nell’assunzione, soprattutto a causa della carenza di competenze tecniche e trasversali.

Più della metà delle aziende lamenta la mancanza di competenze digitali, mentre il 36% evidenzia carenze nelle soft skill, come la capacità di comunicare efficacemente, lavorare in team o risolvere problemi complessi. 

Di fronte a questo scenario, l’investimento nella formazione continua, sia per i nuovi assunti che per i dipendenti già in organico, è fondamentale.

Programmi di reskilling, collaborazioni con ITS e università e piani di crescita interni si stanno rivelando strumenti sempre più indispensabili per colmare il divario tra domanda e offerta di competenze.

 

Cultura aziendale e leadership: asset competitivi per l’attrazione di lavoratori competitivi

In un contesto dove il senso di appartenenza e l’engagement sono diventati determinanti nella scelta di un datore di lavoro, la cultura aziendale gioca un ruolo chiave. Le imprese che promuovono valori come flessibilità, riconoscimento, inclusione e crescita personale registrano una maggiore fidelizzazione e un ambiente di lavoro più produttivo.

Una cultura organizzativa solida, sostenuta da una leadership autentica e partecipativa, è in grado di attrarre e trattenere talenti anche in mercati del lavoro molto competitivi. Il compito dell’HR, oggi, è anche quello di essere un promotore culturale, capace di costruire e diffondere una visione condivisa.

 

Think 1816, un aiuto concreto nell’evoluzione delle tue Human Resources 

La trasformazione delle risorse umane non è più rimandabile. Le sfide attuali richiedono una visione strategica in grado di valorizzare il capitale umano come leva per il successo sostenibile. 

Investire nel benessere dei dipendenti, favorire lo sviluppo delle competenze e costruire una cultura aziendale autentica non è solo una scelta virtuosa, ma una condizione necessaria per affrontare con successo il futuro del lavoro.

Se sei interessato a rimanere al passo con questi rapidi cambiamenti in tema lavoro, contatta il team di Think 1816. Ti aiuteremo a non lasciare nulla al caso! 

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