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Oggi faremo una riflessione intorno a questa domanda: quanto è problematico non staccare mai dal lavoro, nemmeno in ferie? Ragioniamoci insieme partendo da un articolo di HR Link.

Il confine tra vita lavorativa e privata

Anche prima della pandemia era abbastanza comune che dipendenti full time si dedicassero al lavoro anche durante il finesettimana e addirittura in vacanza, indebolendo quell’equilibrio necessario tra lavoro e vita privata. Oggi la situazione è ancora più delicata, specialmente per quei lavoratori che svolgono mansioni che possono essere svolte anche fuori dallo spazio di lavoro grazie alle tecnologie digitali. Se da un lato queste garantiscono una maggior flessibilità, dall’altro aumentano il rischio di burn out perché diventa più complesso “staccare la spina”.

Il diritto alla disconnessione in Italia

In Italia la legge n. 81 del 2017 ha incluso delle linee guida per regolamentare lo smart working, che però non accennavano al diritto alla disconnessione. Questo è stato incluso in un protocollo del dicembre 2022 firmato dal Ministero del Lavoro e dai sindacati. Tuttavia, aggiornare le leggi è solo il primo passo per riuscire a tutelare il work-life balance dei lavoratori. Il problema è soprattutto culturale: infatti i lavoratori si sentono in dovere di lavorare più del dovuto per non essere giudicati negativamente.

Due parole chiave: flessibilità e fiducia

Secondo Ope Akambi, professionista della regolamentazione del lavoro digitale, i lavoratori dovrebbero sempre essere in grado di gestire in autonomia i propri orari, cosa che però non è sempre possibile. D’altro canto, le aziende non possono limitarsi ad imporre limiti e regole ulteriori: la soluzione è comprendere le specifiche preferenze dei lavoratori e, soprattutto, avere fiducia nella loro gestione del proprio tempo.

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