Ciao, ti diamo il benvenuto su Think 1816! Siamo giunti ad agosto, il mese che più di tutti nel nostro paese viene associato al concetto di “relax” per via delle ferie estive.

Per alcune aziende, dovendo gestire le ferie di molti dipendenti, tanto da un punto di vista economico quanto organizzativo, questo mese potrebbe rappresentare un periodo “scomodo”. Ma è davvero così? Oppure, le cosiddette “ferie” possono essere più utili di quanto pensiamo? Vediamo insieme che valore hanno.

 

Le vacanze: improduttività lavorativa o via necessaria per ripartire al meglio?

La vacanza è un qualcosa che deve destare preoccupazione dal punto di vista del datore di lavoro? Così potrebbe apparire, guardando la cosa da un punto di vista superficiale.

In un mese come quello d’agosto, che registra con tutta probabilità – assieme a dicembre – il periodo con il maggior numero di lavoratori in vacanza è legittimo domandarsi se questo boom di personale assente possa provocare un danno all’azienda.

Specifichiamo bene: qua non si vuole discutere sul fatto che sia giusto o meno prendersi una pausa da lavoro (si presuppone che la risposta sia univocamente affermativa), quanto se questa “pausa” possa intaccare il buon andamento aziendale.

 

Pausa da lavoro: i benefici per il lavoratore

L’evidenza è una: la vacanza fa bene. E allora perché ogni anno alcuni lavoratori rinunciano a giorni e giorni di ferie pagate?

La “colpa” di questo fenomeno non è esclusivamente da attribuire alle aziende; viviamo infatti in una cultura di “overwork”, dove alcuni lavoratori, liberi professionisti o manager, ritengono tanto il riposo quotidiano quanto le vere e proprie vacanze come “perdite di tempo” capaci di distogliere l’attenzione dagli affari. Una visione che, controintuitivamente, è stata sconfessata da molte ricerche, che hanno dimostrato come l’overwork, spesso e volentieri, sia causa di un sostanziale calo del rendimento e della soddisfazione del lavoratore.

In parte, la causa di questo fenomeno può essere ricercata nell’evoluzione (anche positiva) di alcuni lavori: col prendere piede di mansioni “moderne”, sempre più orientate all’intelligenza e alle soft skills del lavoratore, quest’ultimo si sente sempre più parte di un insieme che fatica ad abbandonare. Anche solo per poche settimane.

E, per lo stesso motivo, anche quando in fin dei conti le vacanze vengono “accettate” (ancor più che desiderate), staccare completamente la spina diventa difficile per chi lavora. Ancor di più per l’evolversi della digitalizzazione, che consente al lavoratore di poter contribuire al regolare andamento della propria azienda anche da remoto (smart working).

Tutto questo, seppur possa apparire un pensiero professionalmente “nobile”, non aiuta certo il dipendente a performare nel migliore dei modi: mente e corpo beneficiano di uno stacco. 

La prima, se messa eccessivamente sotto stress, perde cognitività e creatività. Una pausa aiuta la mente a svuotarsi e ad essere più reattiva. Un “break” dal proprio lavoro aiuta anche a migliorare la qualità del sonno, migliorando l’umore durante la giornata.

Va di pari passo anche il discorso sul corpo: se messo molto sotto pressione, il nostro organismo produce ormoni dello stress che, in ingenti quantità, possono indebolire il sistema immunitario, aumentando il rischio di ammalarsi in maniera leggera e, in certi casi, anche di patologie più serie.

 

Pausa da lavoro: i benefici dell’azienda

Diventa quasi banale, stando al quadro disegnato nel paragrafo precedente, intuire il perché anche per le aziende sia conveniente incentivare i propri collaboratori a godere degli spazi di riposo dei quali hanno diritto.

I rischi dell’overwork, per un‘azienda, sono quelli di avere poi un personale scarico, che perda il proprio entusiasmo. Ma, anche nei casi in cui la buona volontà non venga a meno, che sia comunque meno performante e produttivo.

 

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